Ricostruzione mammaria con espansore e protesi

La ricostruzione mammaria con espansore e protesi è la metodica più utilizzata.

La normale procedura prevede il posizionamento di un espansore sotto il muscolo pettorale prima dell’impianto definitivo della protesi.

L’espansore è un palloncino, progressivamente gonfiato con soluzione fisiologica, che ha lo scopo di distendere i tessuti e facilitare il successivo inserimento della protesi. Il volume finale del nuovo seno “in espansione” deve essere maggiore di circa il 30% rispetto a quello della mammella sana.

Questo eccesso di volume è mantenuto per almeno sei mesi per contrastare l’elasticità dei tessuti che inevitabilmente tenderebbero a riportare il seno da ricostruire al volume originario. Nel corso di tale periodo la forma e il volume della mammella “in ricostruzione” sono ben diversi rispetto a quelli della mammella sana.

Protesi mammarie e tumore al seno

Tecnica chirurgica in tre fasi

1 fase (chirurgica): posizionamento dell’espansore

Dopo che il chirurgo oncologo ha rimosso la ghiandola mammaria, il chirurgo plastico inserisce sotto il muscolo pettorale l’espansore che si presenta come un palloncino di gomma sgonfio.

2 fase (ambulatoriale): riempimento dell’espansore.

L’espansore è riempito con soluzione fisiologica attraverso una valvolina sottocutanea e un ago sottilissimo. Tale fase Inizia a distanza di qualche settimana dall’intervento e richiede più sedute intervallate da 7-14 giorni per circa 3-4 mesi. Man mano il palloncino si gonfia, la cute si dilata, creando lo spazio per inserire la protesi definitiva.

3 fase (chirurgica): impianto della protesi definitiva.

A distanza di alcuni mesi, per evitare fenomeni di retrazione della pelle, il chirurgo plastico rimuove l’espansore e inserisce la protesi definitiva, rimandando la ricostruzione del capezzolo dopo che la protesi si sarà assestata.

Vantaggi

  • i tempi operatori sono più brevi che nella ricostruzione con tessuto autologo, ma il risultato estetico è meno soddisfacente;
  • le conseguenze dell’intervento si attenuano in pochissimo tempo con il recupero di un aspetto normale e, se il risultato è soddisfacente, con la possibilità d’indossare abiti scollati;
  • rappresenta una valida alternativa alla ricostruzione con tessuto proprio quando questa sia tecnicamente impossibile oppure sia rifiutata dalla paziente.

Svantaggi

  • rispetto alle tecniche con tessuto autologo, l’aspetto del seno è meno naturale, poiché appare rigido e privo della naturale ptosi (“caduta”);
  • per essere completata richiede due interventi chirurgici, intervallati da diverse sedute ambulatoriali per gonfiare l’espansore.

Complicanze post intervento

Trattandosi di un intervento chirurgico, anche la ricostruzione mammaria non è scevra da complicanze sebbene rare. Queste possono essere:

  • dislocazione dell’espansore o della protesi
  • retrazione della capsula periprotesica:

In quest’ultimo caso si tratta di una reazione eccessiva dei tessuti alla presenza della protesi che determina l’ispessimento e la contrazione della membrana connettivale che l’organismo crea attorno alla protesi. Questo evento si verifica in una modesta percentuale di casi, in genere due-sei mesi dopo l’intervento, raramente anche a distanza di anni. Il rischio di retrazione capsulare è di circa il 5% dei casi con l’utilizzo di protesi testurizzate ed è ancora minore qualora la protesi sia posta sotto il muscolo pettorale. Se la retrazione della capsula peri-protesica è di grado marcato, si può eseguire un intervento correttivo consistente nella sua incisione o asportazione.

Risultati

L’ottenimento di un risultato esteticamente accettabile dipende fondamentalmente dalla scelta dell’espansore e della protesi definitiva che devono essere congrui per forma e volume e dall’adeguamento della mammella controlaterale.

Non esistono regole codificate per la scelta del volume di espansore e protesi: l’esperienza del chirurgo e la sua capacità di prevedere il volume finale del nuovo seno e della mammella controlaterale a seguito dell’intervento riduttivo di adeguamento giocano un ruolo fondamentale in tal senso.

Per ciò che riguarda la forma degli impianti si utilizzano di solito le protesi a profilo anatomico (detto anche “a goccia”), che meglio riproducono una forma naturale del nuovo seno (polo superiore pianeggiante, polo inferiore convesso).

Importante è il corretto posizionamento dell’espansore, specie per quanto riguarda il futuro solco sottomammario. E’ buona norma porre l’espansore alla base d’impianto della mammella demolita, al fine di poter espandere maggiormente il polo inferiore e ottenere una posizione ottimale del nuovo solco sottomammario, simmetrico al controlaterale.

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