Ci sono inviti che fanno piacere. E ci sono inviti che fanno riflettere. Quello arrivato dalla Thailandia, per me, è stato tutte e due le cose.
Il 17 e 18 settembre 2026 ero a Bangkok per la quinta edizione del WCAM – World Congress of Aesthetic Surgery-Medicine, Anti-Aging and Alternative Medicine, al Centara Grand at Central Plaza Ladprao. Lo organizza la FAAP, la federazione che riunisce otto società scientifiche thailandesi di chirurgia estetica, dermatologia, medicina anti-aging e integrativa, presieduta dal Dr. Thanavatt Chotima. Sessantasei relatori, sale da centinaia di posti. Io ero stato invitato come keynote speaker, a rappresentare l’Italia tra i relatori internazionali. Il titolo dell’edizione era ambizioso: «Next-Generation Aesthetic Surgery & Medicine, Hair, Integrative Medicine and Longevity».
Next-generation. Nuova generazione. È una parola che nel nostro mondo si usa molto. Forse troppo. Ed è proprio da lì che voglio partire.

Un congresso aperto dal Ministero della Salute
La prima cosa che mi ha colpito è stata la cerimonia di apertura. A inaugurare il congresso non c’era un’azienda, non c’era un testimonial. C’era il Ministero della Salute Pubblica thailandese, rappresentato dal Dr. Ekachai Piansriwatara, Vice Segretario Permanente della Salute Pubblica.
Può sembrare un dettaglio protocollare. Non lo è. La Thailandia è uno dei Paesi al mondo dove la medicina e la chirurgia estetica muovono più persone, anche dall’estero. Vedere le istituzioni sanitarie aprire un congresso scientifico significa riconoscere una cosa semplice: l’estetica è medicina. E come tale va trattata. Con regole, con formazione, con responsabilità.
È la stessa cosa che ripeto ai miei pazienti a Verona. Un trattamento estetico non è un acquisto. È un atto medico.

Un palco, dodici Paesi
Sul palco dell’inaugurazione c’erano le bandiere di dodici Paesi: Brasile, Cina, Francia, India, Indonesia, Italia, Laos, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Stati Uniti e Thailandia. Accanto a me, tra gli altri, il chirurgo plastico brasiliano Ivan Abadesso Cardoso, il chirurgo estetico filippino John Paul Pareja, Daniel Widiyanto dall’Indonesia, il chirurgo plastico coreano Park Sung Woo, i chirurghi plastici Sukhbir Singh e Alexandre Vairinho, e un gruppo nutrito di specialisti del trapianto di capelli come Wei Wu, Miao Yong, Krishan Arora e Johnaiah Watts. Wenyi Wu ha affrontato un tema tutt’altro che comodo: le controversie sulla finasteride.
Scuole diverse. Pazienti diversi. Canoni estetici diversi. Eppure le domande di fondo sono le stesse ovunque. Fino a dove ha senso intervenire? Quando la tecnologia aiuta, e quando diventa una scusa per trattare?
Un’ora, cinquecento colleghi: il laser come modulatore biologico
Il mio appuntamento principale era il lunch symposium dedicato a EndoliftX, nella sala grande. Un’ora intera. Davanti a circa cinquecento colleghi rimasti in sala durante la pausa pranzo. Lo dico senza falsa modestia: non è scontato. E per me è il segnale che il tema interessa davvero, non solo come novità tecnologica.
Ho parlato di EndoliftX, una tecnica laser che lavora da sotto la pelle, attraverso una microfibra ottica sottilissima introdotta senza incisioni. Non taglia. Non scolla.
Il messaggio che ho voluto portare è che questo laser non è un “ferro caldo” da passare sotto la cute. È un modulatore biologico. L’energia a 1470 nm viene assorbita in modo selettivo dai tessuti e produce un effetto termico controllato. Da lì parte una risposta dell’organismo: nuovo collagene (di tipo I e III) ed elastina, rimodellamento della matrice, riduzione del grasso localizzato e contrazione dei setti fibrosi che sostengono i tessuti. Non è il laser a “fare il lifting”. È il tessuto che risponde.
Sul viso lo uso soprattutto per ovale, mandibola e collo. Sul corpo per le zone dove la pelle ha perso tono e il grasso localizzato resiste: addome, braccia, interno coscia, ginocchia.

Granulomi: trattare tutte e tre le componenti
Ma la parte che più ha incuriosito i colleghi non è stata quella estetica. È stata l’altra.
I granulomi da filler sono un tema su cui lavoro da anni e che, lo confesso, mi sta particolarmente a cuore. I pazienti che arrivano con un nodulo dopo un filler spesso hanno già girato molto. Hanno già sentito dire “aspettiamo”, “è normale”, “prendi l’antibiotico”.
Nella seconda parte del symposium ho mostrato come leggo un granuloma. Non come una pallina da togliere, ma come una struttura con tre componenti: un centro denso, dove si trova il materiale; una capsula fibrosa, che isola la lesione dal tessuto intorno e la tiene in vita; e un alone infiammatorio, che produce i sintomi. Il concetto è semplice: o si trattano tutte e tre, o la lesione ritorna. È la ragione per cui tanti granulomi “guariti” con il cortisone si ripresentano dopo qualche mese, ed è il principio su cui imposto ogni trattamento dei granulomi da filler nel mio studio.
È qui che entra l’ILT, il laser intralesionale: la fibra entra direttamente nella lesione e la tratta dall’interno, senza bisturi. La stessa logica vale per le cicatrici retratte e aderenti, dove il laser sottocutaneo lavora sotto la cicatrice e si integra con i trattamenti di superficie come il laser CO2 frazionato per le cicatrici da acne.

Il secondo incontro: una piattaforma, dal viso al corpo
C'è stato anche un secondo appuntamento, in una sala più raccolta: «Endolift® 360° – One platform, face to body», un'introduzione pensata per i colleghi che si avvicinano a questa tecnologia per la prima volta.
Sono gli incontri che preferisco. Meno palco, più domande. E le domande, quando sono buone, dicono molto su come una tecnica verrà usata nel mondo reale.

Quando EndoliftX non è la scelta giusta
Questa è la parte a cui tengo di più. E non ho voluto toglierla neppure davanti a una platea internazionale, in un congresso dove la tecnologia era protagonista.
EndoliftX non è un lifting chirurgico e non lo sostituisce. Se c’è un eccesso di pelle importante, sul viso o sul corpo, nessuna fibra laser lo farà sparire. In quel caso la risposta onesta è la chirurgia, oppure niente.
Non è la scelta giusta se le aspettative sono quelle di un risultato “da bisturi” senza bisturi. Non è la scelta giusta su un nodulo non ancora diagnosticato. Un granuloma prima si vede, poi si tratta: con un’ecografia ad alta risoluzione, con una risonanza magnetica o, nei casi più complessi, con una TAC a conteggio di fotoni. All’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, dove lavoro, abbiamo la prima installata in Italia. Sapere cosa c’è sotto la pelle, e perché un nodulo si infiamma a fasi alterne, cambia completamente la strategia. E non è la scelta giusta quando, semplicemente, non serve.
Dire di no è un’opzione clinica. Lo è a Verona. Lo è a Bangkok.
Cosa mi porto a casa
Torno con un riconoscimento che mi ha fatto piacere. Ma soprattutto torno con una convinzione più forte di prima. “Nuova generazione” non vuol dire l’ultimo macchinario. Vuol dire indicazioni migliori. Diagnosi più precise. Più capacità di scegliere il trattamento adatto, e più coraggio nel dire quando non ce n’è bisogno.
Confrontarsi con colleghi che lavorano dall’altra parte del mondo serve proprio a questo: a verificare che quello che fai ogni giorno regga lo sguardo degli altri. E a portare a casa qualcosa di utile per i pazienti di qui.
Perché la chirurgia più corretta non è quella più aggressiva. È quella più adatta.

Domande frequenti
Che cos’è il WCAM?
È il World Congress of Aesthetic Surgery-Medicine, Anti-Aging and Alternative Medicine, un congresso internazionale organizzato a Bangkok dalla FAAP, la federazione delle società thailandesi di medicina estetica e anti-aging, che riunisce chirurghi plastici, medici estetici e specialisti del capello e della longevità. La quinta edizione si è svolta a Bangkok il 17 e 18 settembre 2026.
Il trattamento EndoliftX presentato a Bangkok si può fare a Verona?
Sì. È una tecnica che utilizzo abitualmente nel mio studio di Verona, per viso e collo e per il corpo, sempre dopo una visita che valuti se è davvero indicata.
EndoliftX può sostituire un lifting chirurgico?
No. Funziona bene su lassità lievi o moderate e su piccoli accumuli di grasso. Quando la pelle in eccesso è molta, la soluzione corretta resta chirurgica.
Perché un granuloma da filler a volte ritorna dopo il trattamento?
Perché un granuloma ha tre componenti: il materiale al centro, la capsula fibrosa e l’infiammazione intorno. Se se ne tratta solo una, per esempio solo l’infiammazione con il cortisone, la lesione tende a ripresentarsi. Il laser intralesionale (ILT) permette di agire dall’interno su tutte e tre, dopo un esame di imaging (ecografia ad alta risoluzione, risonanza magnetica o TAC a conteggio di fotoni) che chiarisca cosa c’è sotto la pelle.
Parliamone
Se hai un nodulo dopo un filler, una cicatrice che ti pesa, o ti chiedi se EndoliftX possa fare al caso tuo, la cosa migliore è parlarne di persona. Valuteremo insieme cosa serve davvero. E, se non serve niente, te lo dirò con la stessa franchezza con cui l’ho detto a Bangkok.
Puoi prenotare una consulenza nel mio studio di Verona, in Via della Valverde 5, oppure chiamare il (+39) 345 655 9753.
