“Nanofat” è una di quelle parole che si sentono sempre più spesso in medicina estetica, spesso usate in modo intercambiabile con “lipofilling” o “filler di grasso” — come se fossero la stessa cosa detta con un nome più moderno. Non lo sono. Il nanofat è una preparazione specifica del tessuto adiposo, con caratteristiche e applicazioni proprie, diverse da quelle del lipofilling classico. In questo articolo voglio chiarire esattamente cos’è il nanofat, come si ottiene, e — soprattutto — quando ha senso scegliere questa tecnica rispetto ad altre.
Dal grasso al nanofat: cosa cambia nella preparazione
Il punto di partenza è sempre lo stesso: una piccola quantità di tessuto adiposo prelevata dal paziente — generalmente da addome o interno coscia, con una piccola anestesia locale. Quello che cambia, e che determina la differenza tra le diverse preparazioni, è il grado di processazione a cui questo tessuto viene sottoposto. Il grasso prelevato viene “lavato” con soluzione salina e poi sottoposto a passaggi successivi attraverso filtri sempre più sottili. Ogni passaggio riduce le dimensioni delle particelle di tessuto adiposo, rompendo progressivamente la struttura degli adipociti (le cellule che contengono grasso) e concentrando invece la componente di cellule staminali e fattori di crescita presenti nel tessuto.
Il risultato finale di questo processo è un fluido — il nanofat — che ha perso quasi completamente la capacità di “dare volume” (perché gli adipociti intatti sono pochi), ma che è particolarmente concentrato in cellule staminali e fattori bioattivi.
Cosa può fare davvero il nanofat per la pelle
Le cellule staminali presenti nel nanofat hanno la capacità di stimolare le cellule della pelle a produrre collagene ed elastina — le proteine strutturali che mantengono la pelle elastica e soda — e di contribuire alla riparazione di tessuti danneggiati. Tradotto in termini pratici, il nanofat può migliorare:
Texture e luminosità della pelle. Pazienti con pelle opaca, ispessita o con texture irregolare riportano un miglioramento percepibile nelle settimane successive al trattamento.
Elasticità. Un effetto progressivo, che si consolida nei mesi successivi al trattamento man mano che la produzione di collagene aumenta.
Cicatrici. Il nanofat ha un effetto interessante sulla visibilità delle cicatrici — sia quelle da acne che quelle chirurgiche — specialmente quando combinato con il PRP (plasma ricco di piastrine), che amplifica l’effetto rigenerativo.
Per chi è indicato
Il nanofat è la scelta giusta per chi cerca un miglioramento della qualità della pelle — non un aumento di volume. È particolarmente indicato per il ringiovanimento di viso, collo, décolleté e mani: zone dove la perdita di elasticità e la texture della pelle sono spesso più evidenti della perdita di volume.
Non è la scelta giusta per chi cerca un effetto “filler” — riempire un solco marcato, aumentare lo zigomo, dare proiezione al mento. Per questi obiettivi, il lipofilling con cellule staminali o un filler con acido ialuronico sono più indicati.
La procedura: cosa aspettarsi
Il prelievo richiede quantità minime di tessuto adiposo — da pochi millilitri per una piccola area, fino a 30-40ml per l’intero viso — con una piccola anestesia locale nella zona di prelievo. Dopo la processazione, il nanofat viene iniettato con micro-aghi nelle aree da trattare.
Il recupero è generalmente molto contenuto: lieve arrossamento o gonfiore nelle prime 24-48 ore. I risultati sui parametri di volume non sono immediati — non ce ne sono — ma l’effetto sulla qualità della pelle si manifesta progressivamente nelle settimane e mesi successivi, man mano che le cellule staminali esercitano il loro effetto rigenerativo.
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