Siliconomi ai linfonodi ascellari: cosa significa quando lo scrive il radiologo

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siliconomi ai linfonodi ascellari

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Una scena abbastanza tipica: mammo-eco di controllo, magari dopo dieci, quindici anni dall’intervento di mastoplastica; la paziente sta bene, non ha sintomi particolari, ma nel referto compaiono parole nuove. “Linfonodi ascellari con aspetto compatibile con accumulo di silicone”.
Da lì in poi, spesso, si apre un capitolo di ansia non necessario.

Perché il silicone arriva ai linfonodi ascellari

Proviamo a tradurre. I linfonodi ascellari sono i “filtri” principali della linfa che drena dal seno.
Se una protesi in silicone perde una certa quantità di materiale – per microtrasudamento cronico o per rottura vera e propria – una parte di quel silicone viene trascinata, nel tempo, verso questi filtri. Il linfonodo non è pensato per gestire silicone, ma fa quello che può: ingloba il materiale, richiama cellule infiammatorie, si ingrossa, cambia ecostruttura.

Come si presenta un siliconoma all’ecografia

L’ecografista o il radiologo, con un minimo di esperienza su questa casistica, riconosce pattern abbastanza tipici: linfonodi ingranditi, con aree iperecogene o immagini “a fiocchi” che suggeriscono materiale non biologico al loro interno. È lì che nasce la dicitura “probabile linfoadenopatia da silicone” o “siliconoma linfonodale”.

Il problema è che, sulle immagini, un linfonodo reattivo da silicone può assomigliare a un linfonodo coinvolto da altre patologie, incluse quelle oncologiche.
Non si può quindi liquidare il dato come banale, ma neppure caricarlo di significati che non ha.

Cosa valutare davvero davanti a questo referto

In pratica, quando leggo un referto del genere, la valutazione non si ferma alla singola parola, ma parte da alcune domande chiave:

  • le caratteristiche del linfonodo e del parenchima mammario sono coerenti con un quadro benigno?
  • ci sono altri elementi sospetti (massa solida, distorsioni, BIRADS elevati)?
  • com’è lo stato delle protesi all’imaging (integre, sospette, rotte)?

Se tutto il resto parla una lingua tranquilla e l’unica “anomalia” sono linfonodi che portano segni di silicone in paziente con protesi datate, il percorso più razionale è una valutazione clinica associata a un follow-up mirato, non l’allarme generalizzato.

Al contrario, se oltre al sospetto silicone ci sono reperti discordanti, la discussione si sposta su altri binari: eventualmente ulteriori approfondimenti di imaging, agoaspirati o biopsie mirate, sempre con l’obiettivo di distinguere chiaramente tra un problema infiammatorio da corpo estraneo e una patologia che con il silicone non c’entra. In mezzo a tutto questo resta un punto fermo da comunicare alle pazienti: siliconoma non significa metastasi.

Possono condividere qualche somiglianza sullo schermo, mai nella sostanza. Ed è esattamente per questo che la lettura del referto non va fatta da sola sul divano, ma riportata dentro una visita in cui chi ti vede e ti palpa può rimettere ordine tra parole, immagini e realtà clinica.