Trattamento delle cicatrici da acne con laser CO₂ frazionato ed Erbium

Le cicatrici da acne non sono solo buchetti sulla pelle ma sono piccoli segni che cambiano il modo in cui ci si guarda. C’è chi si conosce ogni avvallamento in controluce, chi mette sempre il telefono in “modalità filtro”, chi si trucca più per coprire che per piacere. Quando l’acne è ormai solo un ricordo ma le cicatrici restano in primo piano, ha senso chiedersi se si può fare qualcosa di concreto, senza promettere miracoli ma con onestà.

È qui che entrano in gioco i laser. Il CO₂ frazionato è quello di cui tutti hanno sentito parlare: “il laser forte”, quello che “ricostruisce” la pelle. L’Erbium sembra quasi un parente elegante e discreto, meno famoso ma prezioso quando vogliamo lavorare sulla superficie con estrema precisione. Non è una gara tra chi è più potente: è una conversazione tra quello che vedo sulla tua pelle, ciò che desideri e gli strumenti giusti per arrivarci. La scelta tra un tipo di laser e l’altro dipende dal tipo di cicatrici, dal fototipo e dal tempo di recupero che ci si può permettere.

CO₂ frazionato ed Erbium: due caratteri diversi, stesso obiettivo

Il CO₂ frazionato lavora più in profondità. Crea microzone di vaporizzazione intervallate da tessuto sano e induce un rimodellamento del collagene nel derma. Lo utilizzo soprattutto per cicatrici depresse, più strutturate, quelle che in luce radente creano ombre nette. L’obiettivo è ridurre il dislivello tra la cicatrice e la cute circostante, non cancellare tutto in una seduta.

Dal punto di vista tecnico, il CO₂ emette una luce assorbita dall’acqua contenuta nei tessuti: in corrispondenza di ogni “colonna” trattata il tessuto viene vaporizzato e la zona circostante viene riscaldata in modo controllato. Questo doppio effetto – ablativo e termico – stimola le cellule del derma a produrre nuovo collagene e a riorganizzare quello esistente. È il motivo per cui il risultato non è solo immediato, ma continua a costruirsi nei mesi, man mano che la pelle completa il proprio processo di riparazione.

L’Erbium è un laser ablativo con elevata affinità per l’acqua e un’azione più superficiale e precisa. È utile quando la superficie è irregolare, i pori sono dilatati, le cicatrici sono meno profonde ma rendono la trama cutanea disomogenea. Lo impiego da solo nei quadri più lievi o come rifinitura dopo cicli di CO₂, per rendere la pelle più uniforme al tatto e alla vista. È quel tipo di trattamento che, a distanza di settimane, fa dire: “Non saprei spiegare cosa è cambiato, ma la pelle sembra diversa, più liscia”.

Rispetto al CO₂, l’Erbium ha un effetto termico più limitato: vaporizza con grande precisione gli strati superficiali senza diffondere molto calore in profondità. Questo si traduce in un controllo molto fine sulla quantità di tessuto rimosso, in tempi di guarigione generalmente più rapidi e in un rischio minore di iperpigmentazione nei fototipi più chiari. È il laser che scelgo quando voglio “spianare” microirregolarità e migliorare la definizione della superficie più che intervenire sul volume della cicatrice.

In pratica, con il CO₂ lavoro soprattutto sulla componente profonda della cicatrice; con l’Erbium sulla superficie e sulla texture.

laser co2 frazionato cicatrici

Valutazione iniziale e preparazione

La prima visita è una valutazione medica. Raccolgo la storia dell’acne, delle terapie eseguite (inclusa eventuale isotretinoina sistemica), la presenza di altre patologie, farmaci in corso, tendenza a macchiarsi o a cicatrizzare “male”. Osservo il viso in diverse luci per capire tipo e distribuzione delle cicatrici: puntiformi profonde, a cratere, morbide, miste.

Se l’acne è ancora attiva in modo significativo, prima tratto l’infiammazione solitamente con terapia fotodinamica (PDT); il laser sugli esiti arriva dopo. In base al fototipo e alla sensibilità cutanea posso chiedere di sospendere temporaneamente retinoidi topici, peeling o trattamenti esfolianti anche casalinghi e cosmetici irritanti, di evitare esposizione solare e lampade nelle settimane precedenti e di arrivare al giorno del trattamento con la pelle pulita, senza trucco. In caso di anamnesi positiva per herpes labiale, valuto se sia indicata una profilassi antivirale. Già in questa fase definisco con chiarezza cosa è realistico ottenere: le cicatrici più profonde possono migliorare, raramente sparire del tutto; spesso è necessario un ciclo di più sedute.

Il giorno del laser

Il giorno del laser è molto meno “fantascientifico” di quanto si immagini. Applico un getto d’aria fredda sul viso che permetterà di svolgere la seduta in modo tranquillo e rilassato. In alcuni casi applico anche una crema anestetica in modo generoso, lasciandole il tempo di fare effetto. Inizio dal CO₂ quando voglio lavorare sulle cicatrici più profonde: si sente calore, piccoli colpetti, un odore di “cotto” che non è mai piacevole ma dura poco. L’Erbium arriva spesso come secondo tempo, quando desidero rifinire la superficie, uniformare, togliere quella patina ruvida che fa sembrare la pelle più stanca di quanto meriti.

Finito il trattamento la pelle è arrossata, un po’ gonfia, quel tanto che basta per farti pensare a una esposizione solare importante. Nei giorni successivi possono comparire puntini scuri, crosticine sottili, una sensazione di pelle che “tira”. Dopo una seduta con Erbium è frequente una desquamazione sottile, come una “sfogliatura” dell’epidermide. È normale, ma non è banale: è la fase in cui il tuo comportamento conta quanto il mio lavoro.

Ti spiego sempre, in dettaglio, come detergere il viso, quali creme usare, quante volte, cosa assolutamente evitare. La fotoprotezione non è un dettaglio, è una condizione: il sole su una pelle in riparazione non perdona.

Dopo il laser: tempi e andamento

I tempi di recupero variano in base all’intensità del protocollo e all’estensione dell’area trattata. Dopo trattamenti più superficiali, in pochi giorni il viso è spesso compatibile con la vita sociale, eventualmente con un trucco leggero. Dopo sedute più intense di CO₂ è realistico considerare circa una settimana di rossore e crosticine visibili. Preferisco dirlo prima, chiaramente, che minimizzare e poi trovarci a rincorrere un’agenda impossibile. Con trattamenti più profondi l’arrossamento residuo può durare alcune settimane, soprattutto nei fototipi chiari, ma tende a ridursi progressivamente. In questo periodo la fotoprotezione accurata è obbligatoria: esposizioni solari improprie aumentano il rischio di iperpigmentazioni. Il miglioramento delle cicatrici non si esaurisce con la caduta delle crosticine. Una parte importante del risultato dipende dal rimodellamento del collagene nel derma, che richiede settimane e mesi. Per questo, nella maggior parte dei casi, programmo un ciclo di più sedute distanziate nel tempo, rivalutando a ogni controllo l’evoluzione clinica.

Effetti collaterali e limiti

Gli effetti collaterali esistono e vanno presi sul serio, non demonizzati. Arrossamento prolungato, discromie temporanee, piccole infezioni se la pelle non viene trattata correttamente, rari esiti cicatriziali in pelli particolarmente predisposte o dopo esposizioni solari improprie: sono possibilità che considero ogni volta che imposto un trattamento. È per questo che non spingo mai al massimo “tanto per”, e che preferisco un percorso fatto di più sedute ben tollerate, piuttosto che un colpo solo troppo aggressivo che ti lascia prigioniera del post-operatorio per settimane.

La differenza tra CO₂ e Erbium, alla fine, non è solo fisica: è anche strategica. Col CO₂ frazionato chiedo alla pelle un cambiamento strutturale, più in profondità: è il lavoro “di fondazione” sulle cicatrici da acne. Con l’Erbium, invece, lucido la superficie, rendo la trama più fine, aiuto la luce a scorrere in modo più uniforme sul viso. A volte basta uno dei due; spesso è la combinazione, nel tempo, a dare quella sensazione di miglioramento globale che non è facile spiegare con le sole foto prima/dopo.

Un percorso condiviso, non una bacchetta magica

I risultati non sono una bacchetta magica che si accende appena esci dall’ambulatorio. Sono il risultato di una tecnica ben scelta, del tempo biologico della tua pelle e della tua collaborazione nel post-trattamento.

Quello che cerco, con i laser come con il bisturi, è sempre lo stesso: misura, naturalezza, affidabilità. Non ti prometto una pelle mai vista, “da filtro”, e non ti nascondo i limiti reali della procedura. Ma se le cicatrici da acne sono diventate, per te, la prima cosa che vedi ogni volta che ti guardi, allora ha senso parlarne, valutare se l’Erbium, il CO₂ o un loro dialogo possano aiutarti a spostare quelle cicatrici in secondo piano.

In studio, a Verona, questo percorso comincia sempre da lì: ascolto, luce giusta, pelle nuda. Il resto sono parametri, lunghezze d’onda, energie… ma quelli li gestisco io. A te chiedo solo una cosa: la voglia di stare dalla parte della tua pelle, non contro.

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In alcuni casi ha senso affiancare al laser un lavoro più “di base” sulla qualità del tessuto, usando terapie rigenerative. Non sono magie e non sostituiscono il laser, ma possono migliorare la risposta della pelle e la stabilità del risultato nel tempo.

Quando l’acne è ancora tendenzialmente attiva, oppure è presente una componente infiammatoria residua importante, la terapia fotodinamica (PDT) può essere il primo passo: riduce l’attività delle ghiandole sebacee e l’infiammazione, creando le condizioni giuste perché il lavoro sui segni cicatriziali sia più stabile nel tempo.

In pazienti selezionati posso proporre il PRP (plasma ricco di piastrine): si preleva una piccola quantità di sangue, si concentra la frazione piastrinica e la si re-inietta nella cute da trattare. I fattori di crescita rilasciati dalle piastrine stimolano il trofismo del derma e la produzione di collagene. Il PRP può essere eseguito in sedute dedicate oppure in combinazione con il laser, in momenti diversi del percorso.

Un’altra possibilità è la terapia rigenerativa da tessuto adiposo, cioè l’utilizzo di microinnesti di grasso o frazioni stromali ricche di cellule mesenchimali e componenti paracrini.

Qui l’obiettivo non è “riempire” come in un lipofilling volumetrico, ma migliorare la qualità del piano cutaneo: dermide più vitale, tessuti meglio vascolarizzati, risposta riparativa più efficace. In alcune cicatrici più depresse il lavoro combinato grasso + laser può dare un beneficio superiore a quello delle singole tecniche isolate.

Nei protocolli più avanzati si stanno utilizzando anche preparazioni a base di esosomi e derivati condizionati (da sangue o da tessuto adiposo), con un razionale simile: fornire stimoli biochimici che aiutino il derma a riorganizzarsi in modo più efficiente. Sono strumenti che valuto caso per caso, spiegando bene cosa ci si può aspettare e cosa no, senza cedere alla tentazione del termine “miracoloso” che spesso si sente usare a sproposito.

Non si tratta di “aggiungere cose” per complicare il percorso, ma di scegliere, quando serve, una base rigenerativa su cui il laser possa lavorare meglio. Se, durante la visita, vedo che la qualità del tessuto è povera, atrofica o poco reattiva, può essere sensato discutere anche di queste opzioni; se non è il caso, non le propongo.