Rimozione / sostituzione delle protesi mammarie

Può succedere che un seno che un tempo ci soddisfaceva non ci convinca più. Il corpo cambia, il gusto evolve, la pelle racconta nuove storie. A volte è un’esigenza clinica, altre volte è il semplice desiderio di tornare ad una forma più naturale, più leggera, più vicina a sé. La rimozione o la sostituzione delle protesi mammarie non è un passo indietro: è un gesto di cura, un modo per ritrovare equilibrio e sicurezza con rispetto per la propria storia.

Quando e perché decidere di rimuovere o sostituire le protesi mammarie

Le motivazioni sono legittime e diverse tra loro.

Il corpo negli anni si trasforma, cambia: c’è chi desidera ridurre il volume e ammorbidire l’aspetto; chi nota indurimento, dolore o cambi di forma legati a una contrattura capsulare; chi, dopo gravidanza, allattamento o dimagrimenti, vede alterato il rapporto tra cute e protesi; chi presenta rottura sospetta all’ecografia o alla risonanza. Talvolta emergono asimmetrie, rippling, malposizioni o rotazioni che disturbano l’armonia.

Le protesi mammarie non sono per sempre, e negli anni vanno incontro a rottura. Dubitate di chi vi dice che le protesi mammarie sono per sempre. Come si deve rifare la protesi di anca, la protesi di ginocchio o una protesi valvolare cardiaca, anche le protesi mammarie devono essere sostituite dopo un massimo di 12/15 anni. Sostituire una protesi integra è semplice, mentre sostituire una rotta è più complicato. La protesi rotta e la fuoriuscita di gel di silicone, seppur coeso e a livello intra capsulare, espongono la paziente alla formazione di siliconomi.

Un cenno sui siliconomi

Quando una protesi si rompe, piccole quantità di silicone possono raggiungere i linfonodi dell’ascella e dare origine ai cosiddetti siliconomi. Si tratta in genere di una reazione infiammatoria rara e gestibile, che non è un tumore, e che valutiamo con gli esami di controllo quando serve. Se vuoi capire meglio di cosa si tratta, ho dedicato un approfondimento specifico: Siliconomi ai linfonodi ascellari: cosa sono e quando ha senso preoccuparsi.

Affronto ogni revisione con la stessa attenzione con cui affronto una prima mastoplastica: precisione tecnica e sensibilità estetica. Non si tratta di “cambiare un impianto”, ma di ricostruire un’armonia che appartenga di nuovo alla persona, senza forzature, pensando alla sicurezza e alla salute della paziente.

La visita è un dialogo onesto: raccolgo la storia chirurgica (marca, superficie, volume, sede, data d’impianto), valuto la qualità dei tessuti, la ptosi, lo spessore cutaneo, la simmetria. L’imaging (ecografia, e quando serve RMN) chiarisce integrità e posizione dell’impianto.

Poi definiamo cosa desideri oggi: togliere e rimodellare, sostituire, o scegliere un’opzione ibrida con tecniche rigenerative come il lipofilling.

Rimozione, sostituzione, rimodellamento

Quando i tessuti hanno buona qualità, una rimozione semplice può bastare. Se la cute è lassa o il seno è sceso, associo una mastopessi: ridisegno l’involucro e uso il parenchima mammario come una sorta di “autoprotesi interna”, così il décolleté resta pieno e credibile. Quando serve un tocco di pienezza al polo superiore, il lipofilling — grasso autologo purificato, prelevato da addome o fianchi — restituisce morbidezza naturale. In casi selezionati pianifico l’intervento in due tempi per massimizzare l’attecchimento.

Se scegli di sostituire le protesi, procedo con una sostituzione calibrata: impianti di ultima generazione Motiva®, Mentor® o Polytech®, scelti per coesività del gel, qualità dell’involucro e integrazione tissutale. Posso cambiare piano (sottomuscolare, dual-plane, sottoghiandolare), ricostruire la tasca (capsulorrafie, tasca interna), correggere asimmetrie. Nei toraci sottili, un velo di lipofilling di copertura aiuta a mascherare i margini e ridurre il rippling.

Quando la capsula è ispessita o dolorosa, eseguo capsulectomia selettiva o totale. L’en bloc (impianto + capsula rimossi in un unico pezzo) è una possibilità solo quando indicata e sicura: è una decisione intraoperatoria guidata da anatomia e buon senso clinico.

Qui sotto potrai vedere dei casi clinici di pazienti che hanno deciso di rimuovere solamente l’impianto, senza sostituirlo.

Anestesia, sicurezza e degenza

Sono interventi che richiedono anestesia generale: rilassamento muscolare completo, controllo dell’emostasi, trauma minore sui tessuti, recupero più confortevole. A Verona opero in cliniche private e ospedali autorizzati con équipe anestesiologica dedicata e monitoraggio continuo. Preferisco una notte di degenza per un comfort e una sicurezza totale. In questi casi utilizzo spesso drenaggi che rimuovo di solito entro 24/48 ore.

Cicatrici, tempi e accortezze

Quando possibile, utilizzo le stesse incisioni del precedente intervento. Indosserai un reggiseno contenitivo per guidare la guarigione. I primi giorni portano con sé gonfiore e tensione che però si attenuano rapidamente. Per un lavoro d’ufficio, 5–10 giorni sono spesso sufficienti; lo sport leggero riprende dopo 3–4 settimane, le attività complete attorno alle 6 settimane, sempre secondo i controlli. Le cicatrici maturano in 6–12 mesi: silicone, massaggi e fotoprotezione fanno la differenza.

Il seno assume la sua forma definitiva tra il terzo e il sesto mese, quando i tessuti si stabilizzano. Se decidi per l’espianto senza sostituzione, ti mostrerò con sincerità cosa aspettarti: a volte un piccolo lipofilling o una mastopessi sono la chiave per evitare l’effetto svuotato e conservare un profilo elegante.

Rischi, complicanze e BIA-ALCL: parlarne conta

Ogni chirurgia porta rischi, e vanno detti con chiarezza: ematomi, sieromi, infezioni, ritardi di guarigione, asimmetrie, recidiva di contrattura. La sensibilità areolare può variare temporaneamente. La sicurezza nasce dalla selezione corretta, dalla tecnica meticolosa e da un follow-up attento. Nel follow-up rientrano anche i controlli per escludere o riconoscere precocemente quadri rari ma possibili, come i siliconomi ai linfonodi ascellari, che sono per lo più gestibili e che spiego meglio nell’approfondimento dedicato.

Sulla BIA-ALCL (evento raro), i segnali da non ignorare sono sieroma tardivo, asimmetria insorta a distanza, indurimento anomalo, noduli: in questi casi attivo il percorso diagnostico con ecografia, eventuale agoaspirato e istologia che possono essere effettuati nello stesso ospedale in cui opero poiché vi è presente una Breast Unit, unità chirurgica dedicata alla chirurgia della mammella. Se rimuovo la capsula per motivi clinici, la invio all’esame istologico: è trasparenza, non allarmismo.

Un nuovo equilibrio

Rimuovere o sostituire una protesi significa riscrivere la relazione con il proprio corpo. Il risultato migliore non si vede per primo negli occhi degli altri: si sente dentro, quando ci si guarda e ci si riconosce. La mia chirurgia sta qui: misura, naturalezza, affidabilità. Nessun eccesso, nessuna promessa facile; solo un lavoro fatto bene, per farti stare bene.

FAQ

È sempre necessario sostituire le protesi dopo un certo numero di anni?

Non esiste una “scadenza” universale. Le protesi di nuova generazione sono molto più resistenti, ma vanno controllate regolarmente con ecografia o risonanza. In media, dopo 10–15 anni però le protesi vanno sostituite perché il rischio di rotture è elevato.

Cosa succede se decido di rimuoverle senza sostituirle?

Il seno può apparire più vuoto o rilassato, soprattutto dopo molti anni. In questi casi, si può associare una mastopessi (lifting del seno) per riposizionare i tessuti e mantenere un risultato naturale e proporzionato.

L’intervento è doloroso?

Il dolore è generalmente lieve e ben controllato con i comuni analgesici. La maggior parte delle pazienti descrive un fastidio moderato nei primi giorni, che tende a scomparire rapidamente.

La rimozione “en bloc” è sempre necessaria?

No. È una tecnica utile solo quando indicata e sicura. Spesso una capsulectomia totale o selettiva è la scelta più corretta. La priorità è la tua sicurezza, non l’etichetta della tecnica.

Che anestesia si usa? Fa male?

Anestesia generale, per controllo e precisione. Il dolore è in genere modesto e gestibile: più una tensione che un vero dolore forte, soprattutto i primi giorni.

Quando torno al lavoro e allo sport?

Lavoro d’ufficio in 5–10 giorni. Attività leggere a 3–4 settimane. Sport completi intorno alle 6 settimane, secondo i controlli.

Avrò drenaggi? E le cicatrici?

I drenaggi possono essere utili e si rimuovono entro 24/48 ore. Le cicatrici coincidono spesso con quelle preesistenti; se abbino una mastopessi, restano sottili e curate con protocollo di scar management.

Come capisco se la protesi è rotta?

Spesso non dà sintomi. L’ecografia è il primo passo; se resta il dubbio, eseguo una risonanza magnetica.

Cosa sono i siliconomi? Devo preoccuparmi?

I siliconomi sono piccole reazioni infiammatorie dei linfonodi (di solito ascellari) dovute alla presenza di silicone: sono eventi rari, di solito gestibili e non sono un tumore. Li monitoriamo con gli esami di controllo e, quando serve, li affrontiamo con un percorso mirato e ragionato, senza allarmismi. Se vuoi saperne di più, puoi leggere l’approfondimento dedicato: “Siliconomi ai linfonodi ascellari: cosa sono e quando ha senso preoccuparsi”.

BIA-ALCL: che cosa devo monitorare?

Sieroma tardivo, asimmetria nuova, indurimento, nodulo. In presenza di questi segni avvio subito il percorso diagnostico secondo linee guida.

Interventi correlati

Il seno è parte di un insieme fatto di equilibrio, proporzioni e armonia.

Per questo, la rimozione o la sostituzione delle protesi mammarie può essere associata o confrontata con altri interventi:

Tutte le procedure condividono un obiettivo comune: la naturalezza del risultato e il rispetto profondo della femminilità di ogni donna.

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