Nei giorni scorsi, al congresso BTS di Stoccolma, mi sono trovato a parlare con il professor Roy De Vita. Oggi, vedo che anche lui, come me sta parlando di una moda estetica che sta arrivando dagli Stati Uniti e che, ne sono convinto, tra poco busserà anche alle nostre porte. Entrambi condividiamo lo steso pensiero ed è per questo che ho deciso di scriverne qui.
La chiamano “Ozempic face“. È il rovescio della medaglia dei farmaci dimagranti: zigomi svuotati, guance scavate, occhiaie profonde. Un viso che nel giro di pochi mesi sembra invecchiato di dieci anni. Milioni di persone hanno perso peso in fretta con i farmaci GLP-1, e adesso si ritrovano a fare i conti con il volto.
Fin qui è un problema noto, e per il viso si risolve bene. Il punto è un altro. Per riempire questi volti e questi corpi svuotati, negli Stati Uniti si è cominciato a vendere l’iniezione di tessuto biologico prelevato da un cadavere. A New York arrivano a chiederti fino a 50.000 dollari. Vale la pena capire cosa si sta comprando davvero.
Cos’è la "Ozempic face"
Non è una diagnosi medica. È un termine nato sui social per descrivere l’aspetto scavato che compare dopo un dimagrimento rapido. Il meccanismo è semplice e non ha nulla di misterioso. Quando si perde peso in fretta, il corpo non toglie grasso solo dalla pancia o dalle cosce. Lo toglie ovunque, viso compreso.
I cuscinetti adiposi delle guance, delle tempie, del contorno occhi e della mandibola si assottigliano. La pelle resta senza il suo supporto e il volto appare cavo, cadente, più vecchio di quanto la persona sia in realtà. Dopo i quarant’anni, quando l’elasticità cutanea è già in calo, l’effetto è ancora più evidente.
Per il viso non serve nessun cadavere: basta il vostro grasso
Ve lo dico da chirurgo che esegue lipofilling di routine. Per il viso di grasso ne serve pochissimo. Anche nei pazienti molto dimagriti, un po’ di tessuto adiposo da prelevare si trova sempre da qualche parte del corpo. Lo preleviamo, lo prepariamo e lo iniettiamo dove serve. È il vostro, e non c’è alcun bisogno di donatori, di cadaveri o di matrici sperimentali.
Il lipofilling è una tecnica consolidata, e in Italia oggi abbiamo anche risolto il suo vecchio limite. Grazie alla crioconservazione del tessuto adiposo, il grasso prelevato una volta si conserva vitale nel tempo. La Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto è stata pioniera in questo campo, prima in Europa a portarlo all’applicazione clinica quando i tentativi precedenti non davano risultati affidabili. Il vantaggio per il paziente è concreto: dopo il primo prelievo, i ritocchi successivi diventano semplici filler con il proprio tessuto, senza dover tornare in sala per una nuova liposuzione.
Per il volto, quindi, non serve cercare risposte a New York. Ce l’avete già addosso.
Dove nasce il vero problema: il corpo
Il discorso cambia quando si passa al corpo. Glutei, fianchi, seno. Qui il volume perso con i farmaci GLP-1 è spesso troppo per pensare di rimpiazzarlo solo con il grasso residuo di un paziente molto dimagrito.
È in questo spazio che si è infilato il mercato con la sua ultima trovata: tessuto adiposo da cadavere, decellularizzato, venduto come innesto pronto all’uso. Conviene fermarsi un attimo sulla biochimica di quello che vi propongono.
Prima cosa: non è grasso
Quello che vi vendono non è grasso. È una matrice, cioè un’impalcatura di tessuto connettivo svuotata di ogni cellula vivente. In inglese si chiama acellular dermal matrix (ADM). Ne resta soltanto la struttura di collagene ed elastina.
La differenza non è un dettaglio. Il grasso vero contiene cellule vive, gli adipociti, e nel lipofilling porta con sé anche le cellule staminali del tessuto adiposo: è tessuto vivo, dà volume e ha un potenziale rigenerativo. La matrice decellularizzata, invece, non contiene cellule. È inerte. Serve solo da struttura.
Queste matrici io le uso ogni giorno nella chirurgia ricostruttiva della mammella, e lo faccio da più di quindici anni. Funzionano proprio perché non devono produrre niente. Devono fare da supporto o da copertura, e farsi integrare dall’organismo. È questo il loro pregio in ricostruzione. Ed è esattamente il motivo per cui non possono fare ciò che promette il marketing americano.
Seconda cosa: quell’impalcatura non farà crescere grasso nuovo
La promessa è che quella matrice, una volta iniettata, faccia crescere nuovo grasso. Ma per generare grasso servono cellule staminali che si trasformino in adipociti, e la matrice ne è priva. Da dove dovrebbero arrivare, allora? La risposta ufficiale è che sarebbe il vostro corpo a colonizzarla da solo.
Qui il professor De Vita è stato molto chiaro, e concordo con lui. L’unico studio che dimostra questa colonizzazione è stato fatto in laboratorio, aggiungendo staminali dall’esterno. Non lasciando fare all’organismo da solo. Nel corpo umano, spontaneamente, non è mai stato dimostrato che accada. E c’è un secondo aspetto che De Vita sottolinea e che pesa parecchio: lo studio principale che garantisce la sicurezza di questo trattamento sarebbe stato finanziato dalla stessa azienda che il prodotto lo produce e lo vende.
Un conflitto d’interessi che, prima di firmare un assegno a cinque zeri, andrebbe tenuto bene a mente.
Il paradosso che nessuno vi racconta
C’è poi un’obiezione che, da sola, fa cadere tutto il ragionamento. E vale sia per il viso sia per il corpo.
La “Ozempic face” nasce dalla perdita di grasso durante il dimagrimento. Ma se continuate a prendere il farmaco che vi ha svuotati, quel farmaco continuerà a bruciare anche il grasso che state cercando di far ricrescere. Un corpo sotto GLP-1, in deficit calorico, non ha nessuna ragione biologica di depositare nuovo tessuto adiposo. Al contrario, è spinto a consumarlo.
Quindi, anche ammesso che quella matrice riuscisse davvero a stimolare qualcosa, il farmaco in corso demolirebbe di nuovo ciò che si è formato. Si finisce per vendere il ripristino di un tessuto che il farmaco è fatto apposta per eliminare.
Perché ne scrivo
Potrei limitarmi a descrivere i trattamenti che offro. Ma credo che una parte del mio lavoro sia anche spiegare il contesto in cui si muove la medicina estetica seria, e mettere i pazienti nelle condizioni di distinguere una terapia consolidata da una promessa venduta come se lo fosse
Il problema di fondo è proprio questo. Il marketing ha imparato a vendere scienza che ancora non esiste con la stessa sicurezza con cui si vende scienza dimostrata. E quasi nessuno spiega la differenza prima di incassare il pagamento. Un materiale serio, che uso in ricostruzione da quindici anni, viene preso e spostato in un contesto completamente diverso, iniettato come volumizzante, con una promessa rigenerativa che nell’uomo non è stata provata.
Non diventa una terapia rivoluzionaria. Diventa marketing.
Cosa ha davvero senso fare sul viso e sul corpo
Per il viso la risposta è il vostro grasso, con il lipofilling autologo e la crioconservazione. Dove serve solo un volume immediato e riassorbibile, restano validi i filler di acido ialuronico e la biostimolazione per la qualità della pelle.
Per il corpo servono aspettative realistiche. Quando il grasso autologo non basta, la risposta corretta non è un innesto da cadavere a 50.000 dollari, ma una valutazione onesta caso per caso, eventualmente con medicina rigenerativa basata sulle cellule del paziente. Cellule vive, non impalcature vuote.
In conclusione
Ogni volta che una moda estetica arriva dagli Stati Uniti con un nome a effetto e un prezzo a cinque zeri, la domanda da farsi non è quanto costa, ma cosa fa davvero. In questo caso, per il viso la soluzione esiste già ed è il vostro stesso grasso. Per il corpo, quello che vi vendono a 50.000 dollari resta una promessa che la scienza, per ora, non ha dimostrato.
Se avete perso peso con un farmaco GLP-1 e volete valutare come ridare armonia al viso o al corpo con trattamenti che fanno davvero ciò che dichiarano, potete prenotare una consulenza nel mio studio a Verona.
FAQ - Domande Frequenti
Il "grasso da cadavere" per la Ozempic face è vero grasso?
No. È una matrice di tessuto connettivo decellularizzato, fatta di collagene ed elastina privati di ogni cellula. Non è tessuto adiposo. Chiamarlo grasso è fuorviante.
La matrice acellulare è pericolosa?
Di per sé no. È un materiale che uso da oltre quindici anni in chirurgia ricostruttiva della mammella, dove serve da supporto strutturale. Il problema è usarlo iniettato come volumizzante rigenerativo, un impiego che nell’uomo non è dimostrato.
Per il viso serve davvero?
No. Per il viso basta pochissimo grasso proprio, che si trova anche nei pazienti molto dimagriti. Il lipofilling autologo risolve il problema senza donatori né cadaveri.
Perché non ha senso in chi assume Ozempic, Wegovy o Mounjaro?
Perché il farmaco continua a bruciare grasso. Qualunque tessuto adiposo si formasse verrebbe di nuovo consumato. Si cerca di rigenerare proprio ciò che il farmaco è fatto per eliminare.
